IMMUNOSENESCENZA E VACCINI

L’invecchiamento compromette la funzionalità di numerosi organi, sistemi e apparati, incluso il sistema immunitario.

Un sistema immunitario “invecchiato” è meno efficace nel proteggere dalle infezioni e dal cancro, e non riesce a supportare un’adeguata guarigione delle ferite.

Una problematica di rilievo interessa la risposta ai vaccini da parte dei pazienti anziani, infatti in paesi come l’Italia dove gli anziani rappresentano una quota parte di popolazione sempre più in crescita, la prevenzione delle complicanze dell’influenza è fondamentale.

Un altro importante ostacolo è la reazione del sistema immunitario dell’anziano al vaccino: non tutti i tipi di vaccino antinfluenzale sono adatti proprio perché l’immunosenescenza, come la chiamano i ricercatori, o invecchiamento del sistema immunitario, determina una mancanza di efficacia dei vaccini comunemente usati per l’adulto o il giovane.

Negli anziani infatti la risposta immunitaria al vaccino è più debole e di minor durata. I vaccini così detti adiuvati si sono dimostrati efficaci in questi casi: formulati con sostanze specifiche in grado di amplificare la risposta immunitaria, aumentano la produzione di anticorpi, e, di conseguenza, l’efficacia, essendo ben tollerati. Anche nel caso del Covid 19 la mancanza di risposta in alcuni anziani partecipanti agli studi clinici potrebbe essere correlata all’immunosenescenza, come ipotizza Michael Betts, immunologo presso la Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania. Alcuni pazienti reagiscono meglio di altri, e, al momento, non si conoscono i fattori discriminanti.

L’immunosenescenza non è solo l’esaurimento di alcuni linfociti, è un processo che indebolisce la risposta immunitaria “innata”, la prima linea di difesa che l’organismo utilizza per combattere i microbi invasori, ancor prima di produrre gli anticorpi che possano riconoscere uno specifico antigene. Gli scienziati definiscono questo stato “inflammaging”: il sistema immunitario si “blocca” in uno stato di infiammazione cronica.

Buone notizie tuttavia arrivano dall’azienda americana Moderna, in prima linea per lo sviluppo di un vaccino a mRNA per Covid 19: dati della sperimentazione, pubblicati sul New England Journal of Medicine, indicano che produce una buona risposta immunitaria negli over 65, simile a quella che si raggiunge negli adulti, e che gli effetti collaterali sono “prevalentemente lievi o moderati”.

Il vaccino mRNA di Moderna si basa su un breve segmento di RNA copiato da una versione sintetica del coronavirus SARS-CoV-2 riprodotta in laboratorio: questo frammento comprende le istruzioni genetiche che permettono al coronavirus SARS-CoV-2 di attaccare le cellule umane attraverso le proteine presenti sul suo guscio esterno.